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Enrico Berlinguer, "l'Uomo della Questione Morale"

 

imageEnrico Berlinguer, nato a Sassari il 25 maggio 1922 – Morto a Padova l'11 giugno 1984 è stato uno dei piu' grandi politici italiani. Fu segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla morte.

"La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico".

 

"Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione: e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi dello Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo".

MILITANTE DEL PCI
Eletto per la prima volta deputato nel 1968, per il collegio elettorale di Roma, si fece portavoce della corrente progressista e popolare del partito. Nominato, nel corso del XII congresso, vice-segretario nazionale (durante la segreteria di Luigi Longo), guidò nel 1969 una delegazione del partito ai lavori della conferenza internazionale dei partiti comunisti che si tenne a Mosca; in tale occasione, trovandosi in disaccordo con la "linea" sovietica (fonte massima degli indirizzi dell'Internazionale comunista), a sorpresa rifiutò di sottoscrivere la relazione finale.

La presa di posizione, inattesa quanto "scandalosa", fu memorabile: tenne il discorso decisamente più critico in assoluto fra quelli che mai leader comunisti abbiano tenuto a Mosca, rifiutando tassativamente la "scomunica" dei comunisti cinesi e rinfacciando a Leonid Brežnev che l'invasione sovietica della Cecoslovacchia (che definì espressivamente la "tragedia di Praga") aveva solo evidenziato le radicali divergenze affioranti nel movimento comunista su temi fondamentali come la sovranità nazionale, la democrazia socialista e la libertà di cultura.

Nel 1970 Berlinguer proclamò un altrettanto inattesa apertura verso il mondo dell'industria: dichiarando che il PCI guardava con favore ad un nuovo modello di sviluppo, inseriva il partito in un dibattito politico-economico fino ad allora considerato tabù per i comunisti.

 

 

imageSEGRETARIO DEL PCI
Raggiunta prima del previsto a causa dei disagi medici patiti da Longo, che dovette prima delegare e poi definitivamente "abdicare" (nel 1972), la sua segreteria fu caratterizzata da un lato dal tentativo di collaborare con la DC nella prospettiva di realizzare riforme sociali ed economiche che considerava indispensabili, dall'altro dalla convinzione della necessità di rappresentare un nuovo comunismo indipendente dall'URSS (chiamato "eurocomunismo").

Negli anni in cui Berlinguer fu segretario il PCI raggiunse il suo massimo storico, il 34,4% del '76 e pare corretto affermare che il partito fu diretto principalmente, se non esclusivamente, dal suo operato e dalle sue scelte; i contributi degli apparati di partito e della "nomenklatura" interna sono stati da molti analisti considerati come meramente strumentali ed avrebbero solo consentito che, dell'esponente sassarese, il "genio politico" (questa definizione, di ovvia fonte, non è cassata dagli oppositori ed è ben accetta dagli storici) potesse liberamente esprimersi, conducendo monocraticamente un movimento di antica ispirazione collettivistica.

Nell'età in cui si raccolsero nel partito, forse con la maggior concentrazione, alcune delle più nitide intelligenze politiche, la minuta figura di Berlinguer, schivo ed in apparenza timido, dal muovere serio e misurato, sarebbe svettata per silente acclamazione accompagnata dal beneplacito di fondo della non trascurabile opposizione interna.

E nelle ardite scelte berlingueriane, interne ed estere, rischiose quanto accortamente studiate, si incanalarono gli andamenti del partito di opposizione più importante dell'Italia repubblicana e del partito comunista più importante del mondo dopo quello sovietico, in un decennio che si sarebbe rivelato fra i più importanti della storia recente. Dopo Gramsci e Togliatti, secondo molti storici, nessuno avrebbe più incarnato la storia del partito come ne fu capace Berlinguer; e per qualcuno degli studiosi è un "dopo" solo temporale.

 

imageLA SUA MORTE
Enrico Berlinguer, dopo una legislatura da parlamentare europeo (eletto nel 1979 per le liste del PCI), in vista delle successive elezioni del 1984 Berlinguer si recò a Padova il 7 giugno, sul palco di Piazza dei Frutti, dove effettuò un appassionato comizio. Mentre si apprestava a pronunciare la frase "Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda" .

Venne colpito da un ictus, evidentemente provato dal malore, continuò il discorso fino alla fine, nonostante anche la folla, dopo i cori di sostegno, urlasse: "Basta, Enrico!". Le persone che lo stavano ascoltando lo trasportarono in albergo dove, si addormentò sul letto della sua stanza, entrando subito in coma. Venne chiamato un medico che constatò la gravissima situazione. Venne trasportato all'ospedale Giustinianeo, ma i soccorsi furono vani: un comunicato datato 11 giugno 1984 del sovrintendente sanitario affermò che il politico sardo era venuto a mancare alle 12:45.
 


11 Giugno 1984, con la fine di Berlinguer è l'inizio della fine del Partito Comunista Italiano.

 

 

 

 
 

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