Fatture false per un miliardo di euro: GdF Vicenza arresta 29 persone

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Fatture false per un miliardo di euro: GdF Vicenza arresta 29 persone

Messaggio da leggereda Redazione » 13/10/2016, 13:30

Fatture false per un miliardo di euro: GdF Vicenza arresta 29 persone

Vicenza - La Guardia di Finanza di Vicenza ha smascherato una gigantesca frode fiscale transnazionale realizzata con un giro di fatture false per circa un miliardo di euro. La frode è stata scoperta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza. Sono stati arrestate 29 persone sul territorio nazionale e in altri Pesi dell' Unione europea.

Al centro delle indagini c'era una "gigantesca frode fiscale carosello" attraverso un giro di 180 società (di cui 145 italiane) che ha consentito di accertare un giro di fatture per operazioni inesistenti pari a 930 milioni di euro finalizzate all’evasione Iva di oltre 130 milioni di euro attraverso un giro di aziende «cartiere» al fine di evadere le imposte. Un giro che aveva al centro il commercio di prodotti ad alta tecnologia, come tablet e televisioni, ma anche farina, zucchero, latte in polvere e prodotti per le stampanti. L'inchiesta coinvolge molti italiani ma con contatti in diversi Paesi esteri.

I principali artefici della maxi frode Risiedono nel vicentino. Indagate a piede libero altre 218 persone, tutte italiane tranne un serbo residente da tempo a Vicenza. I provvedimenti, oltre che in provincia di Vicenza, hanno interessato Catania, Cremona, Ragusa, Roma, Bergamo, Cosenza, Brindisi, Biella, Milano, Napoli, Pescara, Varese, Udine, Alessandria, Parma, Verona e Treviso. Uno dei principali indagati è di Chieti ma residente in Svizzera. Altri risiedono in Slovenia, Croazia, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Barbara De Munari, sono state condotte fin dal 2013 dal Nucleo di polizia tributaria di Vicenza mediante un imponente sforzo investigativo, utilizzando anche speciali software d’indagine, che ha visto impegnato decine di militari in attività di intercettazione telefonica (quasi 75 mila le conversazioni ascoltate) e telematica, di perquisizioni e di pedinamenti su tutto il territorio nazionale nonché di riscontri documentali mediante l’esecuzione di numerose verifiche fiscali.

La merce, spiega un comunicato della Guardia di finanza di Vicenza, che già si trovava in Italia, veniva ceduta molto spesso solo fittiziamente in regime di reverse charge (cioè in sospensione d’imposta) a un’azienda comunitaria, la quale rivendeva (sempre in reverse charge e sempre solo mediante trasferimenti fittizi) alla società «cartiera» italiana. Quest’ultima cedeva ulteriormente la merce (questa volta con Iva e «sottocosto») a una o più società «filtro», le quali la rivendevano al beneficiario finale della frode. Da tale giro in pochi mesi si crea un ingente debito Iva (quella riscossa nel momento della cessione alle società «filtro») che però non versa. La sede della società viene, quindi, dapprima trasferita a Roma o a Milano e alla fine piazzata all’estero dove viene «rottamata» lasciando dietro di sé un grande debito tributario non più esigibile e l’impossibilità di dichiararne il fallimento.
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