Putin denuncia: “all’Isis soldi da Paesi del G20” Qatar, Emirati e Turchia

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Putin denuncia: “all’Isis soldi da Paesi del G20” Qatar, Emirati e Turchia

Messaggio da leggereda Redazione » 18/11/2015, 13:56

Putin denuncia: “all’Isis soldi da Paesi del G20”

Il leader russo Putin mette in imbarazzo sauditi, Qatar, Emirati e Turchia. Finanziamenti “privati” e complicità nel traffico illegale di petrolio. La forza dell’isis è anche in una zona grigia di complicità finanziarie che include cittadini di molti Stati. Donazioni private da parte di cittadini del Qatar e dell’Arabia Saudita trasferite a Isis attraverso il sistema bancario del Kuwait. Le autobotti di petrolio dell’isis che vanno in Turchia.

Gli sherpa russi consegnano alle altre delegazioni i «dati a nostra disposizione sul finanziamento dei terroristi». Si tratta di informazioni che il Dipartimento del Tesoro di Washington raccoglie dal 2013 ed hanno portato, nella primavera 2014, a pubblicare un rapporto che chiama in causa «donazioni private» da parte di cittadini del Qatar e dell’Arabia Saudita trasferite a Isis «attraverso il sistema bancario del Kuwait».

Un rapporto della «Brookings Institution» di Washington indica nei carenti controlli delle istituzioni finanziarie del Kuwait il vulnus che consente a tali fondi «privati» di arrivare a destinazione «nonostante i provvedimenti dei governi kuwaitiano, saudita e qatarino per bloccarli». Fuad Hussein, capo di gabinetto di Massoud Barzani leader del Kurdistan iracheno, ritiene che «molti Stati arabi del Golfo in passato hanno finanziato gruppi sunniti in Siria ed Iraq che sono confluiti in Isis o in Al Nusra consentendogli di acquistare armi e pagare stipendi». «Una delle ragioni per cui i Paesi del Golfo consentono tali donazioni private - aggiunge Mahmud Othman, ex deputato curdo a Baghdad - è per tenere questi terroristi lontani il più possibile da loro». David Phillips, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ora alla Columbia University di New York, assicura: «Sono molti i ricchi arabi che giocano sporco, i loro governi affermano di combattere Isis mentre loro lo finanziano». L’ammiraglio James Stavridis, ex comandante supremo della Nato, li chiama «angeli investitori» i cui fondi «sono semi da cui germogliano i gruppi jihadisti» ed arrivano da «Arabia Saudita, Qatar ed Emirati».

L’Arabia Saudita appartiene al G20 ed è dunque probabile che la mossa di Putin abbia voluto mettere in imbarazzo il re Salman protagonista di una dichiarazione pubblica dai toni accesi contro i «terroristi diabolici da sconfiggere». Ma non è tutto perché fra i «singoli finanziatori di Isis» nelle liste del Cremlino c’è anche un cospicuo numero di turchi: sono nomi che in parte coincidono con quelli che le forze speciali Usa hanno trovato nella casa-bunker di Abu Sayyaf, il capo delle finanze di Isis ucciso in un raid avvenuto lo scorso maggio. Abu Sayyaf gestiva la vendita illegale di greggio e gas estratti nei territori dello Stato Islamico - con entrate stimate in 10 milioni al mese - e i trafficanti che la rendono possibile operano quasi sempre dal lato turco del confine siriano.

Ankara assicura di aver rafforzato i controlli lungo la frontiera ma un alto ufficiale d’intelligence occidentale spiega che «la Turchia del Sud resta la maggior fonte di rifornimenti per Isis». «Ci sono oramai troppe persone coinvolte nel business nel sostegno agli estremisti in Turchia - conclude Jonathan Shanzer, ex analista di anti-terrorismo del Dipartimento del Tesoro Usa - e tornare completamente indietro è diventato assai difficile, esporrebbe Ankara a gravi rischi interni». Lo sgambetto di Putin è stato dunque anche a Recep Tayyp Erdogan, anfitrione del sum-mit.
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Mosca accusa la Turchia: Erdogan compra il petrolio dall'Isis

Messaggio da leggereda Redazione » 02/12/2015, 20:13

Mosca accusa la Turchia: Erdogan compra il petrolio dall'Isis

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Mosca accusa la Turchia: Erdogan compra il petrolio dall'Isis. Il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antono ha affermato che Erdogan e la sua famiglia, nonché le più alte autorità politiche della Turchia sono coinvolti nel "business criminale del traffico illecito di petrolio proveniente dai terroristi dall'Isis in Siria e in Iraq. Antonov ha quindi definito la Turchia "il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell'Iraq".

La Russia sostiene di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell'Isis giunge in Turchia. "Sono state individuate - ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, durante un vertice delle autorità militari - tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq".

I proventi dell'Isis dal traffico illegale di petrolio ammontano a due miliardi di dollari l'anno, sostiene Antonov, precisando che i jihadisti si servono di questo denaro "per arruolare militanti in tutto il mondo, equipaggiandoli con armi, attrezzature militari e armamenti".

Il ministero ha poi sottolineato come dall'inizio dei raid russi in Siria, il 30 settembre scorso, si siano però significativamente ridotte per lo Stato Islamico le entrate provenienti dal contrabbando di petrolio. Il generale Sergey Rudskoy ha rivelato che fino a due mesi fa "le entrate per questa organizzazione terroristica erano di tre milioni di dollari al giorno, oggi sono di circa 1,5 milioni".

Sono tre secondo Mosca le strade del petrolio diretto in Turchia dai territori controllati dall'Is in Iraq e in Siria. La prima strada porta il petrolio verso i porti turchi del Mediterraneo, da cui viene quindi imbarcato per essere raffinato in paesi terzi, la seconda, quella più settentrionale, arriva alla raffineria di Patma, e la terza, a est, allo snodo di Dzhazri.

Il generale Rudskoi ha citato come prova del traffico le immagini satellitari in cui si vedono colonne di autocisterne passare il confine con la Turchia senza alcun controllo, ma nel briefing di oggi al ministero della difesa russo non sono stati presentati elementi per sostenere il coinvolgimento della famiglia Erdogan, oltre alla nomina già nota del genero del presidente Berat Albayrak come ministro dell'Energia e gli interessi economici del figlio Bilal. Nei territori occupati dall'Is, in Siria e in Iraq, si estraggono ogni giorno 35-40mila barili di petrolio, con ricavi di 1,5 milioni di dollari al giorno (erano tre prima dell'inizio dell'intervento militare russo, rivendica inoltre Mosca).
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