Isis: raid caccia contro arabi jihadisti; terroristi in Libia, minacciano Roma

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Isis: raid caccia contro arabi jihadisti; terroristi in Libia, minacciano Roma

Messaggio da leggereda Redazione » 23/09/2014, 12:07

Isis; al via offensiva in Siria: raid sulla roccaforte di Raqqa

Washington, 23 set. – Isis; al via offensiva in Siria: raid sulla roccaforte di Raqqa. E’ iniziata nella notte l'annunciata offensiva aerea contro gli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (Isis) in Siria. L’operazione è guidata dagli Usa ma partecipano diversi Paesi arabi della regione, tra cui, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Barhein e Qatar anche se non è chiaro quale sia il ruolo giocato dai singoli alleati Usa del Golfo. Lo ha annunciato il portavoce del Pentagono, il contrammiraglio John Kirby, specificando che sono in corso "bombardamenti aerei e il lancio di missili da crociera Tomahawk (fino a 2.500 km di gittata). Visto che le azioni sono in corso non siamo in grado di fornire ulteriori elementi".

I raid si stanno concentrando sulla zona di Raqqa, la roccaforte di Isis in Siria, dove il 28 luglio 2013 venne rapito il gesuita padre Paolo Dall'Oglio. Obama nei giorni scorsi aveva avvertito Isis che non avrebbe potuto contare su alcun rifugio sicuro in cui nascondersi. Il regime siriano di Bashar Assad sostiene di essere stato informato dell'inizio dei raid nonostante Washington avesse ripetutamente ribadito nei giorni scorsi che avrebbe agito senza chiedere alcuna autorizzazione a Damasco.

All'operazione stanno prendendo parte per la prima volta nella storia i più sofisticati caccia Usa, gli F-22 Raptor, aerei completamente invisibili ai radar (stealth) che non sono mai stati impiegati in azione dalla loro entrata in servizio nel dicembre del 2005.
Fonti del Pentagono informano che almeno un incrociatore lanciamissili è impegnato nell'azione con il lancio di missili da crociera Tomahawak dal Golfo Persico dove stazione la squadra navale della portaerei a propulsione nucleare George H. W. Bush. Nell'operazione sono anche usati decine di droni.

Il ministero degli Esteri siriano sostiene che "gli americani hanno informato la delegazione siriana alle Nazioni Unite che bombardamenti sarebbero stati effettuati contro i terroristi di Isis a Raqqa", nel nord del Paese. Sono 20 i primi obiettivi della lista da colpire degli jiahdisti sunniti dello Stato Islamico (Isis) in Siria dai raid aerei e missili da crociera Usa e dai jet di 4 Paesi arabi (Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Barhein con il Qatar che fornisce sostegno indiretto con la più grande base aerea americana fuori dagli Usa, quella di Al Udeid poco fuori Doha). Tra questi, riferiscono dal Pentagono e fonti dell'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani arsenali di armi, edifici di Raqqa usati da Isis, posti di blocco nella citta' e nelle aree circostanti, spingendosi fino alle zone a ridosso del confine con l'Iraq. Il primo bilancio parla di oltre 20 jihadisti sunniti morti

Il governo britannico ha avvertito che i suoi aerei non stanno partecipando in alcun modo all'offensiva aerea a guida Usa contro gli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (Isis) in Siria. Lo ha reso noto Downing Street. Londra ha già visto decapitare un suo connazionale, Davide Haines, il 13 settembre scorso, ed un secondo Alan Henning, è la seconda vittima predestinata.

Il governo giordano, riferisce la Cnn, ha confermato non solo che i suoi aerei hanno partecipato ai bombardamenti aerei in Siria sulle postazioni degli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (isis) ma che sono rientrati alle basi senza problemi. Insieme ai jet Usa, Washington ha reso noto che all'offensiva partecipano oltre alla Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Barhein e - solo in funzione di supporto - il Qatar che ospita la base aerea Usa di Al Udeid, poco fuori Doha, la piu' grande al di fuori degli Stato Uniti.

La radio dell'esercito israeliano ha dato notizia che la contraerea ha abbattuto un caccia bombardiere di Damasco nei cieli sulle Alture del Golan, strappate alla Siria nel 1967 e annesse nel 1981. Nella zona i qaedisti del fronte Jubat al Nusra avevano catturato decine di caschi blu. Ad abbattere il jet siriano, riferiscono i media israeliani, è stata una batteria di missili anti-aerei Patriot di fabbricazione Usa. Il jet abbattuto - inizialmente alcune voci, poi smentite, sostenevano che si sarebbe trattate di un drone come quello caduto nel Libano meridionale sabato - è invece un antiquato Mig 21 di fabbricazione sovietica che si stava infiltrando nello spazio aereo israeliano. E' quanto riferisce Haaretz, aggiungendo che questa è la prima volta dal 1989 che le difese israeliane intercettano un aereo da guerra siriano.

La rediviva opposizione moderata siriana, di cui si erano perse le tracce e su cui Barack Obama ha deciso di puntare in extremis, ha elogiato l'offensiva aerea Usa contro gli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (Isis) in Siria, ma ritiene necessario aumentare la pressione contro il regime di Bashar Assad. Così il presidente della cosiddetta 'Coalizione Nazionale Siriana' Hadi al-Bahra.

"Gli attacchi aerei contro le basi dei terroristi dello Stato islamico in Siria non devono essere effettuati senza il consenso del governo siriano". Questo l'ammonimento fatto ieri sera - prima dell'inizio dell'offensiva aerea in Siria - dal presidente russo Vladimir Putin in una telefonata con il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, uno "scambio di opinioni sugli sforzi congiunti della comunità internazionale" per combattere l'Isis. A riferirlo è il Cremlino, in una nota pubblicata nella notte. Posizione di fatto superata dalla notizia che Damasco dice di essere stata informata.


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Isis: nuovi raid aerei in Siria da parte dei caccia americani contro jihadisti

Messaggio da leggereda Redazione » 28/09/2014, 10:22

Isis: nuovi raid aerei in Siria da parte dei caccia americani contro jihadisti

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Isis: nuovi raid aerei in Siria da parte dei caccia americani contro jihadisti. Nuova ondata di raid aerei in Siria da parte dei caccia americani, per colpire alcune postazioni dell'Isis. Lo riferiscono fonti Usa. Massimo riserbo al momento da parte de Pentagono sugli obiettivi dei bombardamenti che oramai vengono da giorni portati avanti senza sosta contro i jihadisti, tra Iraq e Siria.

Anche Londra dopo aver detto sì ai raid (ma solo in Iraq), ha oggi per la prima volta impegnato due jet nei bombardamenti delle postazioni jihadiste. Perché la minaccia dell'Isis "è una minaccia anche per noi", ha scandito il primo ministro britannico David Cameron chiedendo il voto del parlamento che, dopo un dibattito di sei ore e mezza , si è espresso a favore dell'intervento con una larga maggioranza. I caccia della Raf potranno entrare in azione già nelle prossime ore. Il via libera è giunto con l'approvazione a Westminster di un testo limato all'occorrenza per assicurare il consenso necessario in una missione alla quale la Gran Bretagna arriva dopo settimane di attesa, di tentennamenti, di dichiarazioni di impegno e piccoli passi avanti, nel tentativo di rassicurare un'opinione pubblica scettica, 'traumatizzata' dalle scelte passate, in particolare l'intervento accanto agli Usa nel 2003 contro l'Iraq di Saddam Hussein voluto dall'allora premier laburista Tony Blair. Così il 'Sì' britannico oggi è per un'azione limitata all'Iraq e che esclude comunque truppe di terra in ruoli di combattimento. Condizioni necessarie per ottenere l'appoggio dell'opposizione e il voto alla camera dei Comuni: 524 voti a favore, 43 contrari.

Maggioranza netta, quindi, anche se durante il dibattimento non è mancato chi ha espresso perplessità. Cameron è stato chiaro: quella in Iraq "sarà una missione che non durerà qualche settimana, ma anni. Dobbiamo essere pronti a questo tipo di impegno". E sulla Siria, nodo cruciale, ripetendo il suo sostegno all'iniziativa Usa, il premier ha mantenuto aperta la possibilità di estendere la missione, sebbene non per il momento: "non ci sarebbe stato consenso", ha detto. Cameron non poteva permettersi un altro umiliante rifiuto dopo che poco più di un anno fa ha dovuto fare marcia indietro e ritirare l'appoggio promesso a Washington per eventuali azioni militari in Siria (che in quel momento si minacciavano contro il regime di Assad) in seguito ad un sonoro 'No' del parlamento.

Il leader dell'opposizione, il laburista Ed Miliband, intanto ha ripetuto che per la Siria c'è bisogno di una risoluzione Onu. Il quesito in queste ore è tuttavia già se il voto di oggi dia il via libera ad un'azione mirata e limitata o sia l'inizio di un'escalation verso quella che qualcuno già indica come 'la terza guerra del Golfo' in un quarto di secolo. Si armano quindi i jet della Raf: sei cacciabombardieri Tornado posizionati a Cipro, pronti ad intervenire. Sono gli stessi già impiegati in missioni di sorveglianza e ricognizione a sostegno dei raid americani e per raccogliere informazioni preparatorie per l'attacco. Verranno adesso equipaggiati con bombe e missili. Mentre non è un mistero che sul terreno siano presenti elementi delle forze speciali. "Nessuno deve farsi illusioni", ha avvertito tuttavia da Washington il capo del Pentagono Chuck Hagel. "L'Isis non si sconfigge solo con i raid aerei, i bombardamenti non bastano - ha sottolineato -. Serve un'azione più ampia, anche politica e diplomatica". Mentre nei giorni scorsi il capo delle forze armate Usa, Martin Dempsey, aveva evocato la necessità di impiegare truppe di terra per sconfiggere lo Stato islamico. Un'ipotesi, questa, subito scartata dalla Casa Bianca. Almeno per il momento.

Intanto cresce sempre di più l'allarme terrorismo in Europa. A preoccupare sono soprattutto i 'foreign fighter' visto che si contano oltre 3.000 europei arruolati nelle file dell'Isis per combattere in Iraq e in Siria e che potrebbero rientrare portando con sé il terrore. Lo ha ricordato anche oggi il coordinatore europeo dell'antiterrorismo Gilles De Kerkhove, il quale ha anche avvertito che gli attacchi aerei occidentali fanno aumentare il rischio di azioni di ritorsione in Europa. Sul terreno l'estrazione nei sei giacimenti petroliferi controllati dallo Stato islamico a Deir Ezzor, nell'est della Siria, è stata interrotta per timore di nuovi raid americani e dopo che gli Usa hanno colpito più volte le raffinerie nelle mani dell'Isis. "L'estrazione è interrotta a causa della situazione di sicurezza. Tutti i siti sono fermi, tranne quello di Coneco, che fornisce il gas necessario alla produzione di elettricità per sei province". Secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani, da luglio l'Isis controlla la maggior parte della provincia petrolifera di Deir Ezzor e produce più petrolio del governo di Damasco.
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Isis egiziana: colpiremo cristiani; raid caccia in Iraq

Messaggio da leggereda Redazione » 30/09/2014, 8:02

Isis egiziana: colpiremo cristiani; raid caccia in Iraq

Isis egiziana: colpiremo cristiani; raid caccia in Iraq. "Colpiremo i seguaci della Croce e gli interessi americani". E' la minaccia del neonato gruppo Jund al Khilafah Kinana (I soldati del Califfo in Egitto) che annuncia la sua costituzione e plaude all'alleanza con lo Stato islamico di Baghdadi. Lo riferisce l'autorevole Site, il sito di monitoraggio dell'estremismo islamico sul web.

Da giorni si rincorrevano voci al Cairo sul possibile annuncio della nascita di una organizzazione ufficialmente legata all'Isis. Nei giorni scorsi fonti della sicurezza avevano rivelato di aver ''tracciato'' l'arrivo nel Paese, probabilmente dalla sua frontiera orientale in Sinai, di "elementi collegati all'Isis, reduci da Iraq e Siria".

Il nuovo conflitto (in Siria e Iraq) non renderà l'Occidente più sicuro; coi raid non guadagnerete terreno": così l'ostaggio britannico Cantlie nel suo terzo video pubblicato dall'Isis. In tenuta arancione dietro ad una scrivania come nelle precedenti 'puntate', Cantlie afferma poi che lo Stato islamico non ha perseguitato e ucciso i cristiani e gli Yazidi. Poi l'attacco al discorso del presidente Usa, bollato come "irritante". Il filmato al momento è stato rimosso da Youtube.

Intanto i jet britannici hanno compiuto oggi il primo raid in Iraq, vicino a Mosul, nel nord del Paese, secondo l'agenzia irachena Nina.

Citando fonti mediche locali, la Nina afferma che nove jihadisti dello Stato islamico (Isis) sono rimasti uccisi nell'attacco, sul villaggio di Sada, a nord di Mosul. "L'obitorio di Mosul ha ricevuto i corpi di nove membri dell'Isis uccisi quando gli aerei britannici hanno bombardato roccaforti dell'organizzazione nel villaggio di Sada", ha detto una fonte.

Tre giorni fa il Parlamento di Londra aveva autorizzato i raid contro lo Stato islamico, ma solo sull'Iraq, non sulla Siria. Sabato due Tornado decollati dalla base di Akrotiri, a Cipro, avevano eseguito una prima missione di ricognizione sull'Iraq. "Contro i militanti dell'Isis siamo tutti nella stessa trincea". Nel giorno del primo raid britannico in Iraq, l'ambasciatore del Regno Unito a Roma, Christopher Prentice, sostiene che per sconfiggere i jihadisti dello Stato Islamico non c'è una soluzione di breve periodo e facile da perseguire, ma anche non c'è la scelta di non far nulla perché siamo veramente minacciati, come i nostri amici nella regione".

I due tedeschi rapiti nelle Filippine dai terroristi islamici hanno lanciato un appello al governo tedesco, perché faccia ogni sforzo per liberarli. ''Spero che il mio governo faccia tutto ciò che è in suo potere per ottenere la mia libertà'', ha detto un uomo che si è qualificato come medico, alla radio Zamboanga City, riporta Bild.

Nei giorni scorsi, il sito americano 'Site' aveva pubblicato la foto di un terrorista che minacciava di morte uno dei due prigionieri. Il gruppo di Abu Sayyaf, ribelli del sud delle Filippine, hanno minacciato di decapitare i due cittadini tedeschi se non otterranno 4 milioni entro il 10 ottobre. Oltre al ricatto di natura economica, i terroristi chiedono che la Germania smetta di dare sostegno alla missione Nato conto Isis in Iraq e Siria. Il governo tedesco ha una unità di crisi al lavoro sul caso, ma ha già replicato alle minacce che la strategia contro Isis non cambierà.

Per quanto propagandati dagli Usa, gli attacchi aerei contro l'Isis hanno scarsi risultati. A dirlo è un combattente dell'Isis in un'intervista esclusiva alla Cnn. Agli attacchi aerei "eravamo preparati da qualche tempo - dice il miliziano Abu Talha - sappiamo che le nostre basi sono note perché ci controllano con radar e satelliti, e dunque ne abbiamo altre di riserva".

Poco efficaci a suo avviso anche gli attacchi aerei ai danni delle raffinerie mobili in controllo dell'Isis. "Abbiamo fonti di finanziamento diverse", sottolinea l'intervistato, ripreso dalla telecamera in modo che il suo volto non sia riconoscibile, e "le nostre finanze non si esauriranno per la perdite del petrolio". Nei giorni scorsi i caccia statunitensi, sauditi ed emiratini hanno bombardato una dozzina di raffinerie modulari di petrolio, impianti con i quali, secondo il Pentagono, l'Isis era in grado di produrre dai 300 ai 500 barili di petrolio al giorno, da contrabbandare attraverso Turchia e Kurdistan iracheno.
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Isis avanza: a soli 2 km da Kobane frontiera tra Siria e Turchia nonostante raid aerei

Messaggio da leggereda Redazione » 02/10/2014, 13:33

Isis avanza: a soli 2 km da Kobane frontiera tra Siria e Turchia nonostante raid aerei

Mursitpinar, 2 ott – Isis avanza: a soli 2 km da Kobane frontiera tra Siria e Turchia nonostante i raid aerei. I Jiahidisti dell'Isis sono sempre più vicini a Isn al Arab - Kobane - la città curda alla frontiera tra Siria e Turchia che rappresenta uno snodo strategico essenziale per il controllo del territorio. I combattenti curdi asserragliati in città si dicono pronti a combattere "casa per casa e strada per strada" ma le forze dell'Isis, soverchianti in numero e armamenti, sono ormai soltanto a due chilometri da Kobane nonostante i raid aerei lanciati da ieri contro di loro dalla coalizione arabo-americana.

L'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo non nasconde la sua preoccupazione. "C'è un concreto timore che l'Isis possa prendere Kobane in tempi brevi e molti dubbi sul fatto che i combattenti curdi possano arrestarli".

Oltre a rappresentare un evento strategico di primo rilievo, la caduta di Kobane potrebbe essere accompagnata da stragi e massacri. Sempre l'Osservatorio esprime il timore per rappresaglie contro i civili stimando che le milizie curde poste a loro difesa - Le Unità di Protezione del Popolo (Ypg) - non avrebbero la forza e i mezzi di tutelarli.

Sono centinaia i combattenti curdi impegnati contro migliaia di jihadisti che dispongono di carri armati, artiglieria pesante e lanciarazzi multipli da 220 mm. "I curdi hanno kalashnikov, mitragliatrici pesanti di fabbricazione sovietica DShK e lanciarazzi Rpg", precisava ieri Abdel Rahmane, dell'Osservatorio.

Qualora dovessero riuscire a conquistare Kobane, i jihadisti controllerebbero di fatto una fascia territoriale continua nel nord della Siria, lungo il confine turco. Il loro attacco ha causato finora la fuga di almeno 160.000 persone, che dalla metà di settembre hanno trovato rifugio in Turchia.
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Isis: Australia autorizza raid aerei in Iraq e truppe logistiche di terra

Messaggio da leggereda Redazione » 03/10/2014, 9:52

Isis: Australia autorizza raid aerei in Iraq e truppe logistiche di terra

Sydney (Australia), 3 ott. - Il governo australiano ha autorizzato non solo la partecipazione di otto caccia-bombardieri F-18 ai raid della coalizione contro Isis in Iraq ed anche l'invio di forze speciali sul terreno. Commando che "non saranno direttamente coinvolte in combattimento, ma sosterranno le forze di Baghdad".

Lo ha annunciato il premier, Tony Abbott, sottolineando che l'intervento delle forze armate di Canberra avviene "su esplicita richiesta del governo iracheno". L'Australia ha già da metà settembre circa 200 commando negli Emirati Arabi Uniti, cui si stanno aggiungendo altri 400 soldati.

L'aeronautica australiana ha schierato una decina di aerei da guerra, tra cui caccia bombardieri F/A-18F Super Hornet (6 già negli Emirati e altri due in arrivo), un radar volante E-7A Wedgetail Airborne Early Warning and Control ed una aerocisterna KC-30A.
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Isis: Turchia, faremo di tutto per impedire caduta Kobane in Siria

Messaggio da leggereda Redazione » 03/10/2014, 10:02

Isis: Turchia, faremo di tutto per impedire caduta Kobane in Siria

Istanbul, 3 ott. – Isis: Turchia, faremo di tutto per impedire caduta Kobane in Siria. Ankara "non vuole che Kobane, la città curda in Siria al confine con la Turchia, cada nelle mani di Isis e faremo tutto quanto in nostro potere per impedire che ciò accada". Questo l'impegno assunto dal premier turco Ahmet Davutoglu, dopo che il Parlamento di Ankara ha autorizzato l'intervento delle forze armate contro gli jihadisti sunniti dello Stato Islamico.
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Isis: altro ostaggio decapitato dagli arabi jihadisti

Messaggio da leggereda Redazione » 05/10/2014, 10:35

Isis: altro ostaggio decapitato dagli arabi jihadisti

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Isis: altro ostaggio decapitato dagli arabi jihadisti, si tratta del volontario britannico Alan Henning. Il boia minaccia un altro uomo, identificato come americano. Cameron: 'Barbari'. Obama: “Uccisione brutale, li prenderemo”.

Il blogger Eliot Higgins analizza le immagini delle decapitazioni. Secondo il blogger Eliot Higgins, che su Bellingcat.com ha confrontato video e foto satellitari, le decapitazioni avvengono sulle colline a sud della città siriana di Raqqa. Sarebbe qui che l'Isis avrebbe ucciso i quattro ostaggi: James Foley, Steve Sotloff, David Haynes e Alan Henning.

L'uccisione di Alan Henning "è l'inizio della fine" per l'Isis. Lo denuncia, in una nota, la comunità musulmana di Manchester molto vicina al volontario ucciso definito un "eroe locale e nazionale". I terroristi dello Stato islamico "sono un insulto alla religione islamica", scrivono ancora i rappresentanti musulmani.

Il boia dell'Isis torna a colpire: in un video la decapitazione dell'ostaggio britannico Alan Henning. Il quarto in poche settimane. Il secondo britannico. La moglie Barbara aveva supplicato un gesto di compassione. Per iscritto prima, in video pochi giorni fa ''Lasciatelo andare, e' un uomo buono''. Una preghiera caduta nel vuoto se è vero, come rivendicano le immagine diffuse dall'Isis, che Alan Henning, tassista britannico di 47 anni, padre di due figli andato in Siria in missione umanitaria e rapito nel dicembre 2013, è l'ultima vittima dei jihadisti. Decapitato dalla mano dello Stato Islamico, come gli americani James Foley e Steven Sotloff e il britannico David Haines, prima di lui. Trema Londra. Il Foreign Office fa sapere che sono in corso verifiche sull'autenticità del video.

"La brutalità dell'Isis non ci persuaderà a modificare il nostro approccio": è questa la posizione di David Cameron dopo la decapitazione di Alan Henning. Il premier si dice determinato nello "sconfiggere questa organizzazione terroristica ed sradicare la minaccia" fuori e dentro la Gran Bretagna.

Il governo di Londra "avrebbe potuto fare di più" per salvare la vita di Alan Henning da quando si è saputo del suo rapimento "mesi e mesi fa". Lo sostiene in un i' intervista alla Bbc Colin Livesey, cognato dell'ostaggio britannico barbaramente ucciso.

"Abbiamo bisogno di tempo per fare i conti con la nostra perdita. Vi chiediamo di rispettare la nostra privacy". E' l'appello rivolto ai media dalla famiglia di Alan Henning, l'ostaggio britannico ucciso dai terroristi dell'Isis, che in un comunicato ringrazia anche il governo di Londra per la sua vicinanza nei momenti più terribili. "Sapevamo che Alan si trovava nella più pericolosa delle situazioni, ma abbiamo sperato che tornasse a casa da noi. Così non è stato", scrive la moglie di Henning, anche a nome dei figli Lucy e Adam.

Trema il Regno Unito, perche' nelle mani dell'Isis c'è un altro britannico, John Cantlie. Il padre 81enne, malato, sofferente, dal letto di ospedale, l'immagine stessa del dolore, ha rivolto proprio oggi un'altra straziante supplica ai jihadisti: ''Sappiate che è un uomo buono, che voleva solo aiutare i siriani e vi chiedo, in nome di quanto c'è di più sacro, aiutateci e permettetegli di tornare a casa sano e salvo, da coloro che ama e che lo amano''. E perchè nel video, lungo un minuto e 11 secondi dal titolo 'Un altro messaggio all'America e ai suoi alleati', è ritratto Henning che annuncia la sua stessa condanna a morte: ''Per via della decisione del nostro parlamento di attaccare lo Stato Islamico, io, in quanto britannico, pagherò il prezzo di quella decisione''. Ovvero il via libera di Westminster, una settimana fa, per i raid aerei sull'Iraq al fianco di Usa e dei paesi della coalizione.

Trema anche la Casa Bianca, perche' nel video si minaccia un altro uomo identificato come americano, sarebbe l'operatore umanitario Peter Kassig, fuggito in Medioriente per scappare da un matrimonio sbagliato e dal malessere del ''tornando a casa'' dopo un periodo in Iraq con i Rangers dell'esercito Usa. E' ''una nuova prova della brutalità del gruppo'', fa sapere la Casa Bianca, in un drammatico copione che sembra ripetersi ormai uguale a se stesso. E partono già le analisi delle immagini: il boia che compare in quest'ultimo un video sembra avere la stessa voce del jihadista che uccise a metà settembre un altro ostaggio britannico, David Haines, secondo il sito SITE, che precisa che la voce del boia è stata alterata elettronicamente, ma rivelerebbe un accento britannico.

Gli Usa hanno condannato con forza l'uccisione ''brutale'' dell'inglese Alan Henning. Per il presidente Obama gli ''Stati Uniti insieme alla Gran Bretagna e agli alleati continueranno a lavorare per portare i responsabili davanti alla giustizia''. Il ''brutale omicidio'' di Henning ''mostra quanto sono barbari e ributtanti questi terroristi'', ha detto il primo ministro britannico David Cameron. ''Faremo tutto il possibile per stanare questi assassini e portarli davanti alla giustizia''.
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Isis: avanzano i terroristi, controllo più di un terzo Kobane a ridosso frontiera Siria e Turchia

Messaggio da leggereda Redazione » 10/10/2014, 12:27

Isis: avanzano i terroristi, controllo più di un terzo Kobane a ridosso frontiera Siria e Turchia

Isis: avanzano i terroristi, controllo più di un terzo di Kobane a ridosso frontiera Siria e Turchia. Si combatte casa per casa alla periferia di Kobane, la cittadina siriana a maggioranza curda a ridosso della frontiera con la Turchia da settimane assediata dai jihadisti dello Stato islamico, mentre le forze del regime di Damasco proseguono indisturbate i raid aerei su zone controllate dagli insorti in varie regioni del Paese, continuando a seminare morte anche fra i civili. Ed è stato rilasciato padre Hanna Jallouf, il parroco
francescano sequestrato da miliziani qaedisti con una ventina di fedeli nei giorni scorsi a Quniya, nel nord-ovest della Siria. Sono solo alcuni dei mille volti della guerra che da tre anni infiamma la Siria e l'intero Medio Oriente e che ha mietuto circa 200.000 morti e nove milioni tra sfollati e profughi. E la comunità internazionale continua ad apparire incapace di trovare risposte efficaci sul piano politico e militare.

Da Ankara il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha ribadito che l'Alleanza atlantica non ha discusso l'eventualità di stabilire una zona di non sorvolo aereo a nord della Siria. Questa era stata la richiesta turca, che condiziona ogni suo intervento diretto alla creazione di una no-fly zone. "Non è realistico aspettarsi dalla Turchia che conduca da sola un'operazione terrestre" contro l'Isis in Siria, ha chiarito il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Ma l'ipotesi di una zona di non sorvolo è stata respinta sia da Damasco che dal suo alleato russo. Da Mosca hanno affermato che ogni decisione in tal senso deve essere prima approvata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu.

Intanto, i raid aerei della coalizione internazionale anti-Isis, guidata dagli Stati Uniti, non hanno risparmiato alcune postazioni jihadiste a ridosso di Kobane. I leader militari curdi ribadiscono che i soli bombardamenti aerei non sono sufficienti a fermare l'avanzata dell'Isis, che dal 16 settembre cinge d'assedio quella che un tempo era la terza località a maggioranza curda della Siria. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), i jihadisti sono penetrati in città e ora controllano "più di un terzo" di Kobane. Fonti militari curde parlano di circa il 15-20 per cento di territorio ceduto all'Isis da parte dellee, milizie curde che resistono ma chiedono a gran voce l'invio dal lato turco di rinforzi di uomini e di armi. In particolare, invocano l'invio di razzi anti-carro per fermare l'avanzata dei blindati dello Stato islamico, razziati durante le cavalcate estive nel nord dell'Iraq e nel nord-est siriano. Da quando l'Isis ha conquistato una settantina di villaggi attorno a Kobane, i profughi della regione sono in tutto 300.000. Di questi, circa 200.000 sono fuggiti in Turchia e gli altri nelle vicine e martoriate aree siriane. Secondo l'Ondus, le vittime - per lo più miliziani - cadute in battaglia sono circa 500.

Gli scontri in Siria continuano anche a ovest di Kobane, ma tra due fronti diversi: miliziani anti-regime, appoggiati da qaedisti locali e stranieri, contro forze lealiste siriane, sostenute da jihadisti sciiti iracheni e libanesi e da Pasdaran iraniani. Si combatte in queste ore a Handarat, a nord di Aleppo. Altri bombardamenti aerei si sono registrati oggi nella cintura attorno a Damasco, dove l'aviazione del regime del presidente Bashar al Assad ha centrato una folla in un mercato di frutta e verdura ad Arbin. I morti accertati, per lo più civili, sono 22 (tra cui quattro minori) e i feriti oltre cento. Altri uccisi si sono registrati nella regione meridionale di Daraa, ad Enkhil, e nei rioni orientali di Aleppo, dove con fatica i miliziani anti-regime resistono all'assedio congiunto dei lealisti e dell'Isis.

Di fronte ai rischi del ritorno dei combattenti europei da Siria e Iraq, i ministri degli Affari interni europei concordano sulla necessità di estendere "al massimo del consentito" i controlli "non sistematici" per i cittadini Ue del Sistema informativo di sicurezza (database delle forze di polizia) alle frontiere esterne.

Paula Kassig, madre dell'ostaggio americano Peter Kassig, ha lanciato su Twitter un messaggio al Califfo dell'Isis Abu Bakr al Baghdadi per chiedergli di "parlare". "Sto provando a mettermi in contatto con lo Stato islamico a proposito della sorte di mio figlio. Sono una donna anziana e Abudl Rahman (il nome di Peter dopo la conversione all'Islam, ndr) è il mio unico figlio. Mio marito e io siamo soli, senza alcun aiuto dal governo. Vorremmo parlare con te. Come possiamo raggiungerti?", è il testo dell'appello.

Alfano, Internet potenziale veicolo radicalizzazione. Internet "è un veicolo molto importante della chiamata che Isis fa ai suoi potenziali sostenitori ed è un potenziale veicolo della radicalizzazione. Abbiamo trovato grande rispondenza e disponibilità a dare un aiuto con tutti i mezzi che la tecnologia consente", così al suo ingresso al consiglio Ue il ministro dell'Interno Angelino Alfano parla della cena ministeriale europea di ieri sera con i giganti di Internet, per collaborare alla prevenzione della radicalizzazione on-line e la propaganda Jihadista.
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Isis: arabi jihadisti giustiziano cameraman iracheno e altre 3 persone

Messaggio da leggereda Redazione » 11/10/2014, 10:49

Isis: arabi jihadisti giustiziano cameraman iracheno e altre 3 persone

SAMARRA (IRAQ) – Isis: arabi jihadisti giustiziano cameraman iracheno e altre 3 persone. L'Isis ha giustiziato in pubblico un cameraman iracheno, suo fratello e altre due civili a Samra, villaggio a nord di Baghdad. Lo ha reso noto un membro della famiglia del giornalista, Raad al-Azzawi, di 37 anni, che lavorava per la tv locale Sama Salaheddine.

Il leader di Ansar beit al Maqdis, l'organizzazione jihadista del Sinai vicina allo Stato islamico, è stato ucciso oggi in un blitz a sud di Rafah. Lo annuncia il portavoce dei militari egiziani, pubblicando su Facebook la foto del leader Shehtafarhan Khamis el Maatka senza vita.
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Isis: allarme a Londra, migliaia di sospetti terroristi arabi jihadisti

Messaggio da leggereda Redazione » 12/10/2014, 10:04

Isis: allarme a Londra, migliaia di sospetti terroristi arabi jihadisti

Londra – Isis: allarme a Londra, migliaia di sospetti terroristi arabi jihadisti, sorvegliati da Scotland Yard e dagli 007 di Sua Maestà. A rivelarlo in un'intervista al Telegraph è il sindaco della capitale britannica Boris Johnson, lasciando intendere che la minaccia dell'estremismo islamico sia molto più grande di quanto ammesso finora. Nel Regno Unito, come in tutto l'Occidente, resta alta l'allerta in vista di possibili attentati organizzati dai jihadisti o da cellule di simpatizzanti dell'Isis o di altri gruppi del jihadismo mondiale. Lo spettro di nuovi, imprevedibili attacchi preoccupa le intelligence occidentali, che si preparano ad affrontare anche il rientro dei cosiddetti 'foreign fighters', coloro che sono andati a combattere a fianco degli integralisti dello Stato islamico in Siria ed in Iraq. Le autorità valutano che siano circa 500 i britannici che hanno lasciato il Paese per unirsi all'Isis o alle formazioni qaediste. "L'allarme a Londra è particolarmente alto perché probabilmente un terzo, se non la metà di questi combattenti provengono proprio dall'area della capitale".

Il Telegraph riferisce che fino a questo momento si pensava che il pericolo maggiore arrivasse proprio dai circa 500 jihadisti che hanno lasciato la Gran Bretagna per unirsi all'Isis, la metà dei quali sarebbero poi rientrati in patria. Ma per il sindaco di Londra la minaccia rappresentata dai complotti terroristici ideati in patria è molto più grande numericamente rispetto al numero piuttosto esiguo degli estremisti che sono andati a combattere all'estero. "A Londra siamo molto vigili e anche molto preoccupati - ha aggiunto Johnson - Ogni giorno, come avete visto recentemente, abbiamo dovuto alzare il livello di allerta, i servizi di intelligence sono stati impiegati in migliaia di operazioni". Complessivamente a Londra, ha riferito il sindaco, sarebbero "alcune migliaia le persone che stiamo tenendo sotto controllo". Ad agosto il livello di allerta terrorismo nel Regno Unito è stato elevato da "sostanziale" a "grave", proprio per la minaccia rappresentata dal ritorno dei jihadisti britannici. Nei giorni scorsi la polizia britannica ha reso noto che un quinto uomo è finito in custodia dopo i raid antiterrorismo condotti a Londra martedì scorso. L'uomo, di cui non è stata rivelata l'identità, ha 21 anni. La custodia dei cinque sospetti terroristi è stata prolungata dalle autorità fino al 14 ottobre.
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