DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA A PORTO TORRES, VICINO SANTUARIO DEI CETACEI

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DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA A PORTO TORRES, VICINO SANTUARIO DEI CETACEI

Messaggio da leggereda Umby64 » 19/01/2011, 18:21

DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA A PORTO TORRES, VICINO SANTUARIO DEI CETACEI

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Nuovo disastro ambientale nel polo industriale di Porto Torres. Dopo l’incidente avvenuto una settimana fa, quando una perdita nell'impianto portuale della E.On ha causato il riversamento in mare di circa 18 mila litri di olio combustibile, una nuova perdita è stata segnalata stamattina nel pontile. Dai primi accertamenti sembrerebbe che in questo caso siano finiti in mare alcune centinaia di litri di acque contaminate da residui di gasolio pesante, provenienti dal circuito delle acque reflue oleose. La sostanza, secondo la Polimeri Europa, si è riversata nello specchio d'acqua interno al Porto Industriale. La perdita è stata localizzata presso la piattaforma B del pontile, durante le operazioni di drenaggio dell'acqua di una linea, attualmente non in esercizio, che è oggetto di operazioni di scollegamento dai sistemi di carico.

Dopo il nuovo allarme è intervenuta la Capitaneria di Porto e insieme alle strutture della Polimeri Europa presenti, sono state disposte le operazioni dei mezzi antinquinamento, che hanno provveduto a isolare preventivamente con panne galleggianti l'imboccatura del porto industriale e a organizzare le operazioni di recupero. Sono, inoltre, in corso operazioni di controllo e pulizia dell'intero specchio d'acqua interno al porto industriale. La Polimeri, attraverso un comunicato stampa, fa sapere che l'incidente non ha coinvolto suolo, sottosuolo e acque sotterranee e prevede di completare in poche ore le operazioni di recupero del prodotto. Saranno predisposti successivi ulteriori controlli e attività eventualmente necessarie sino al completo ripristino.

La Procura della Repubblica di Sassari ha intanto aperto un'inchiesta con l'ipotesi di reato di danno ambientale per far luce sul nuovo incidente avvenuto stamattina nel porto industriale di Porto Torres. Gli uomini della Capitaneria di Porto hanno avvisato dell'accaduto il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu che ha disposto accertamenti a terra e in mare per chiarire le cause ed eventuali responsabilità dello sversamento dei liquidi inquinanti. "Al momento - fa sapere la Capitaneria - non è quantificabile con precisione il liquido sversato nel bacino. Le operazioni di bonifica sono tuttora in corso e, l'assenza di movimentazione di navi, contribuisce alla buona riuscita delle bonifiche".

L’Enpa nel mentre segue con apprensione la già gravissima emergenza ambientale causata dal primo sversamento in mare. Dal 18 gennaio i liquami hanno invaso oltre venti chilometri di spiaggia a Platamona e sono finiti in mare, in una zona consacrata a santuario dei cetacei. Al momento il maestrale sembra aver risparmiato le famosissime spiagge della vicina Stintino e dell’Asinara ma il lungomare di Platamona e di Castelsardo, secondo quanto riferito da Emanuele Deiana, responsabile della Sezione Enpa di Cagliari, sono invasi da litri di catrame che gli operai e i volontari stanno cercando in tutti i modi di rimuovere.

“Ci chiediamo quanti litri di petrolio siano ancora in mare, quanti abbiano soffocato la poseidonia - pianta acquatica che provvede all’ossigenazione dell’acqua - e quanti animali marini siano morti in un’area tanto importante per la biodiversità e, in particolare, per i cetacei. Così importante che nel 1999 Francia, Italia e Principato di Monaco hanno ratificato un accordo internazionale dichiarando quest’area particolarmente protetta come ‘Santuario dei Cetacei’”, commenta Ilaria Ferri Direttore Scientifico Enpa e membro del Comitato Tecnico Scientifico del Santuario dei Cetacei. “Denunciamo inoltre la mancanza di un intervento forte e la scarsa attenzione dedicata a quella che temiamo essere una vera e propria catastrofe”, prosegue Ferri.

“Sappiamo che ci sono cumuli di catrame sulle spiagge e moltissimi pesci morti - aggiunge Ferri - e che la marea nera è stata avvistata fino in Corsica. Non sappiamo invece cosa si intenda fare per arginare il disastro” Secondo il direttore scientifico dell’Enpa, la responsabilità di quanto accaduto è da attribuire alla politica di localizzazione degli insediamenti industriali. “E’ impensabile - conclude Ferri - conciliare le fabbriche con la tutela del territorio e della biodiversità nelle zone di maggiore interesse naturalistico. Invece, bisognerebbe lavorare per la loro valorizzazione e decidere di investire definitivamente sugli straordinari patrimoni naturali del nostro Paese”.

Il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, al termine del vertice che si è tenuto a Cagliari con il direttore generale di E. On, Paolo Venerucci e l'assessore regionale dell'Ambiente Giorgio Oppi, ha nel mentre fatto sapere che “si è fatto il punto della situazione sulle bonifiche, su tutti gli interventi necessari a eliminare i danni sulle coste e su tutte le iniziative da porre in essere affinché situazioni come questa non si ripetano in futuro. Abbiamo fatto il punto anche sugli interventi infrastrutturali per una soluzione radicale del problema: in particolare - ha precisato Cappellacci - sulla realizzazione del cosiddetto quinto gruppo e sulla eliminazione delle centrali a olio combustibile. In queste ore siamo in contatto con gli enti locali interessati e stiamo organizzando un incontro per condividere sia le scelte immediate sia quelle di prospettiva. Oggi stesso - conclude il governatore - sentirò il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, per sensibilizzare il Governo sul progetto del quinto gruppo. Su quest'ultimo aspetto abbiamo chiesto a E. On di accelerare, affinché conseguentemente possa esaminarsi la parte di impianti da bonificare, dismettere e riconsegnare al territorio".

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DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA A PORTO TORRES, VICINO SANTUARIO DEI CETACEI

Messaggio da leggereda Redazione » 24/01/2011, 10:09

Il Governo, con il ministro Prestigiacomo, riferira' mercoledi' prossimo, 26 gennaio, alle 15, in Commissione Ambiente della Camera sul danno ambientale provocato dallo sversamento petrolifero sulla costa del Nord Sardegna. Per il deputato Mauro Pili (Pdl), che nei giorni scorsi aveva chiesto al Ministro di riferire alle Camere e di attivare tutte le iniziative necessarie sia per arginare il disastro che per la bonifica dell'intera area costiera, lo Stato si deve costituire parte civile per il risarcimento del danno provocato alla costa e agli enti locali danneggiati.

Il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, si e' impegnata a ricevere nella prossima settimana i Sindaci interessati al disastro ambientale per valutare assieme le azioni da intraprendere. E' indispensabile che anche la Stato si costituisca parte civile per il risarcimento del danno provocato all'intera costa e agli enti locali danneggiati dal grave sversamento di petrolio. Intanto proseguono le opere di bonifica sul litorale fra Porto Torres e Castelsardo. L'obiettivo e' raccogliere l'olio combustibile finito in mare l'11 gennaio scorso. Continuano anche le polemiche sui lavori che avrebbero permesso alle mareggiate dei giorni scorsi anche di riportare in mare i sacchetti con il catrame raccolto e lasciati sull'arenile. La Cgil di Sassari attaccha la multinazionale tedesca E.On. Il sindacato chiede di smantellare gli impianti alimentati a olio combustibile.
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DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA A PORTO TORRES, 46.000 LITRI DI OLIO COMBUSTIBILE IN MARE

Messaggio da leggereda Redazione » 28/01/2011, 20:00

DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA A PORTO TORRES, 46.000 LITRI DI OLIO COMBUSTIBILE IN MARE

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Quarantaseimila litri di olio combustibile, secondo il ministero dell'Ambiente, si sono riversati nel litorale di Stintino, a Nord dell'isola. Fuoriusciti dallo stabilimento E. on. di Porto Torres l'11 gennaio, gli idrocarburi hanno inquinato 18 chilometri di spiaggia e causato una moria tra i pesci. Ma per il dicastero non si tratta di emergenza nazionale. Le istituzioni rifiutano l’aiuto di volontari per ripulire le coste perchè la sostanza che dovrebbero maneggiare è pericolosa. Preferiscono far da sole, dunque, per raccogliere i circa 46.000 i litri di olio combustibile finite in mare a Porto Torres. Ben più del doppio dei 18.000 di cui si era sempre parlato.

La cifra è stata comunicata ieri alla Commissione Ambiente della Camera il ministro Prestigiacomo, che per il resto ha sparso camomilla: materiale recuperato all’80%, spiagge ripulite fra un mese, nessun motivo per dichiarare lo stato di emergenza. Il rifiuto di “arruolare” volontari, per certi versi, mi fa pensare alla marea nera nel Golfo del Messico. Sia chiaro: anche se gli idrocarburi si espandono sulla costa Nord dell’isola, a un tiro di schioppo dai parchi dell’Asinara e della Maddalena, per fortuna non c’è confronto, neppure lontanissimamente, con le proporzioni del disastro americano.

Però anche là, per questioni attinenti la salute e la competenza, i volontari non potevano mettere piede sulle spiagge contaminate. E dunque non era possibile sottoporre le informazioni ufficiali a verifiche indipendenti. La sezione italiana dell’associazione Sea Shepherd – quella che combatte i balenieri giapponesi – ha proposto di aiutare gratuitamente nella bonifica. E le è stato risposto no, grazie. A questo proposito l’associazione ha diffuso un comunicato stampa.

L’offerta, dice, “è stata stroncata dalle istituzioni con la motivazione che la sostanza da maneggiare è altamente cancerogena, ma senza fornire alcun dato sulla quantità di materiale riversato nell’ambiente, e sull’estensione del disastro” (il comunicato stampa è stato redatto prima degli aggiornamenti forniti ieri dal ministro). “Bene, quindi abbiamo una vasta chiazza di carburante cancerogeno a zonzo per i cristallini mari del nord della Sardegna pericoloso per chi ne venga a contatto, ma non vengono divulgati i dati su dove sia con precisione e quanto grande sia. Per non mettere a rischio la prossima stagione turistica le notizie ai media vengono messe a tacere, e sui giornali e nei telegiornali non se ne parla”.

Dato il muro di gomma (come lo chiama Sea Shepherd Italia) che avvolge la vicenda, Un biologo marino dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che fa capo al ministero dell’Ambiente) ha detto che i fondali sono salvi. Ha aggiunto che tuttavia l’olio combustibile “non è un materiale come il diesel e la benzina che sono volatili ed evaporano facilmente. Questo invece persiste nell’acqua, quindi bisogna effettuare una bonifica quanto più puntuale possibile anche in considerazione del fatto che l’area è particolarmente sensibile”.

La E.On, la multinazionale dai cui impianti si è originata la perdita, sta effettuando la pulizia delle coste attraverso “due aziende specializzate che impiegano circa 150 persone e i migliori mezzi e attrezzature disponibili”, ha acquistato “due macchine di ultima generazione per gli interventi sugli arenili”, coinvolgerà un’ulteriore azienda specializzata per la pulizia delle rocce.

Per il monitoraggio in mare, E.On “ha noleggiato e messo a disposizione del Comando Marittimo Nord Sardegna una nave antinquinamento della flotta Castalia” che non ha rilevato “ulteriori significative evidenze”. E insomma secondo loro tutto è in via di risoluzione.
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DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA A PORTO TORRES, LE IMMAGINI SATELLITARI

Messaggio da leggereda Redazione » 02/02/2011, 21:14

DISASTRO AMBIENTALE IN SARDEGNA A PORTO TORRES, LE IMMAGINI SATELLITARI

Le prime immagini satellitari della chiazza di idrocarburi nelle acque di Porto Torres sono delle ore 10,13 dell'11 gennaio. Dalle immagini Sar (ottenute con radar ad apertura sintetica), elaborate dal team Emergency di e-Geos (societa' Telespazio/Asi), si evince la presenza della 'marea nera' in mare. Nelle immagini inviate a Terra dal satellite Ers 2 dell' Agenzia spaziale europea (Esa) la chiazza di olio combustibile quella mattina dell'11 gennaio aveva un'estensione di 0,97 chilometri quadrati.

L'incidente ad oggi ''si puo' dire sostanzialmente risolto senza che, allo stato delle conoscenze, si possa parlare di disastro ambientale''. Cosi' il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo parla - in una informativa in commissione Ambiente a Palazzo Madama - della situazione conseguente allo sversamento in mare di idrocarburi a Porto Torres in Sardegna, che dovrebbe preludere al rientro della richiesta di stato di emergenza. Secondo Prestigiacomo dalle verifiche dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ''non risultano piu' presenti sui litorali ispezionabili da terra, grumi di olio combustibile solidificato''.

Inoltre, precisa il ministro, e' in corso da parte dell'Ispra ''una valutazione del danno ambientale''. Anche in mare, dice Prestigiacomo richiamando ''pattugliamenti navali e aerei'', non sono ''piu' presenti tracce di inquinamento''. E hanno avuto ''esito negativo'' i controlli effettuati sugli attrezzi di pesca e sul pescato locale. Sulla terraferma proseguono le attivita' di recupero del materiale, la pulizia degli arenili, e delle scogliere che sara' ''ultimata in breve'' e ''prima della bella stagione''. Oggi, conclude Prestigiacomo, ''credo che la Sardegna non abbia bisogno di ingiustificati allarmi'' anche perche' si e' trattato di ''un piccolo sversamento senza conseguenze per il mare e il paesaggio''.

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